I am what I am

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  • 05.06.25
  • Freddie non voleva essere normale. Ma nemmeno diverso, in realtà. Voleva solo essere libero. Non c’entra l’essere l’icona queer, o la voce fuori scala. Non c’entrano il rock, il pop, il glam. C’entra il fatto che è nato in un tempo in cui non era previsto né il suo modo di parlare, né il suo modo di stare sul palco, né il suo modo di amare. Eppure eccolo lì. Con i denti sporgenti, il microfono mezzo rotto, la tuta attillata. “Bohemian Rhapsody” è la sua confessione, ma anche un manifesto che parla a chi non si sente a posto, a chi ha fatto qualcosa di cui si pente, a chi ha paura del giudizio ma alla fine canta lo stesso.Forse parla di un omicidio, o una liberazione spirituale, o di un coming out mascherato da opera rock. Ma forse è solo una domanda: posso essere me stesso senza dover chiedere scusa? Freddie non ha mai aspettato il permesso: ha inventato un linguaggio, una grammatica del corpo, della voce, del suono. Si è preso il palco come una terra promessa, ed è questo che ci resta. Non solo le canzoni, ma la forza di chi ha deciso



    che essere amato è meno importante che essere vero.



    E che non esiste modo giusto di essere sé stessi — esiste solo il coraggio di provarci. Si può cadere, perdere il tempo, sbagliare nota. Ma se hai cantato con tutto quello che hai… il pubblico, prima o poi, si alzerà in piedi.Scrivici a supernova@remidastudio.com

    Stay Golden

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