“Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona.” Dante, Inferno V, 103-105. Non abbiamo resistito. E se d’Amor si tratta (voliamo alto, stavolta, per sfatare il mito dell'amore romantico. Se ti manca l'episodio 1, clicca qui)... la parola va ai due innamorati più tristemente famosi della nostra letteratura, e a quel sentimento che obbliga chi viene amato a riamare a sua volta. Anche se alla fine si finisce all’inferno? Sì, siamo pronti a correre questo rischio. Perché proprio dopo che la Chiesa ha messo i fiocchetti al matrimonio, un intero filone letterario accorre per sfidare l’ordine morale appena stabilito: l’Amor Cortese celebra il sentimento che nasce tra la dama di corte e il suo prode cavaliere. Un amore adultero, dunque. Oops, we did it again.
In pratica, c’è la moglie del signore feudale, sposato per ragioni politiche o dinastiche, e c’è un uomo di rango inferiore con cui lei rivendica la sovranità del proprio cuore. Sono nobili per posizione sociale, hanno il dono della bellezza (lucky you!) e sono puri di spirito... Non fosse per quel piccolo dettaglio del tradimento. Ma il punto è proprio questo: i due non riescono a resistere alla passione che li travolge. Il che concorre ad avvalorare la nostra tesi: Vincolo nuziale vs. Vincolo amoroso. Poi, di corrente letteraria ne segue un’altra, che con la precedente ha qualcosina da ridire: Paolo e Francesca, d’altronde, li si incontra nell’Ade. Il Dolce Stil Novo infatti parla di un amore puramente contemplativo, e la donna che “tanto gentile e tanto onesta pare” è simbolo di grazia salvifica. Quindi, un amore platonico.
Di nuovo, non è un caso che Beatrice non sia la moglie di Dante, ma il suo biglietto-sola-andata per il Paradiso. Nonché la penna attraverso cui formulare varie riflessioni filosofiche. Una cosa è chi devi sposare, assicurandoti una discendenza. Un’altra è l’anima dei tuoi sonetti, che nobilita il tuo spirito ed eleva i tuoi pensieri (e che ad oggi ti genererebbe delle royalties da paura). Vale la pena, ora, fare un saltino in avanti nello spazio e nel tempo. Perché questo amore, che poco ha a che fare con la realtà, risuona in un’altra parola: romantic, da romance, e quindi “romanzesco”. Ci si riferisce proprio ai poemi cavallereschi che attingevano all’immaginazione per raccontare vicende fantastiche. E sì, hai letto bene: non reali. Il Romanticismo sostituisce la razionalità illuminista e la bellezza classica con lo Sturm und Drang. Impeto e sconvolgimento irrompono nella letteratura: dallo sforzo titanico e struggente di raggiungere l’infinito, alla fuga dalla realtà e all’esplorazione dell’irrazionale, tra sogni, follie e un tumulto di sentimenti. Fino all’eroe romantico, che lotta contro l’ordine prestabilito e le convenzioni sociali.
Stop. Rewind. Qualcosa non torna. Quand’è che abbiamo iniziato ad associare la parola “romantico” a qualcosa che non significa precisamente tumulto e sregolatezza? Cene romantiche, weekend romantici, film romantici… Ed ecco che una montagna di polverosi cliché riempie il nostro immaginario, capeggiati dal mito per eccellenza: Till Death Do Us Part. E allora noi ci chiediamo: quand’è che reale e possibile potranno felicemente ricongiungersi? Raccontaci il tuo dilemma: scrivi a supernova@remidastudio.com.




